fa.r.m.

Alessio Di Modica

HOMO NARRANS

Il racconto parla una lingua vera, diretta, che va al di là della  quarta parete, non è testo, non è messa in scena, è incontro diretto con chi ascolta, è pelle al sole e nervi al vento . Il racconto è un linguaggio universale, la sua lingua è popolare e allo stesso tempo colta.

Il cunto è una questione di respiro e immagine  in un mondo che ha il fiato spezzato, che non respira bene, soffocato perché crede di non avere più grandi spazi per vivere e per sognare, in un mondo sopraffatto dal visuale che ha perso la visionarietà come arte antica. Nelle intenzioni dei raccontatori il cinema, la capacità di produrre immagini in chi ascoltava, c’era molti secoli prima dei  Fratelli Lumière, e se per loro il cinema era un’invenzione senza futuro,  il raccontare e raccontarsi  è una necessità di avere una visione del futuro partendo dal restauro di quella del  passato, in un processo sempre in itinere, perché si adatta continuamente a quella materia viva che è l’essere umano che racconta e che ascolta.

Nella lingua siciliana non esiste il futuro, questo è un popolo a cui è stata negata la certezza del domani, per coniugarsi al futuro ha avuto bisogno di raccontarsi sempre, per costruire una visione del dopo.

Nella mia terra, in provincia di Siracusa, nel mezzo del polo petrolchimico più grande d’Europa, le storie degli anziani sono state sepolte e molte volte rimosse, perché quella memoria non apparteneva alla visione che si stava costruendo: quella di ridente cittadina industriale a cui una popolazione ha creduto come possibilità di uscire dalla miseria di mestieri  duri e spesso ingrati. Ascoltare le storie degli anziani in questo angolo di mondo significa  sentire profondamente il rapporto intenso che hanno con la parola orale, unico mezzo di comunicazione a loro  disposizione; mi ha  dato il senso della necessità di narrare dell’essere umano, mi ha fatto comprendere quanto  il valore evocativo e simbolico della parola oggi sia stato diluito da una comunicazione completamente diversa da quella di questi contadini, pescatori, pastori, braccianti siciliani che pur vivendo adesso appartengono a un’altra epoca. Ascoltare e prendersi cura  di raccontare le loro storie mi ha dato  il senso di quanto sia importante, e ahimè abusata, la parola narrazione. Non è una sfumatura di impegno civile ma una necessità di esistenza davanti a un progresso industriale e a un mondo che è cambiato troppo velocemente per i ritmi di vita legati alla pesca nel mar Mediterraneo, alla terra scura e dura dell’Etna da coltivare. La loro vita era un racconto senza sosta legata allo scorrere delle stagioni, alle maree, ai venti , alla terra secca o umida che adesso è diventata un pezzo di mare inquinato, campagna oggi occupata dalle raffinerie, tratte di transumanza interrotte bruscamente da autostrade e impianti industriali. Col lavoro di ricerca che faccio cerco di ricostruire  un mondo di altri tempi che viene dal passato ma che è una ferita nel presente e se non compreso ci da una visione distorta del futuro.

Teatrante, clown , cuntastorie o meglio come lui ama definirsi Cuntautore, nasce e cresce ad Augusta in provincia di Siracusa nel bel mezzo del polo petrolchimico più grande d’Europa. A un certo punto, dopo anni di lavoro sul territorio, comprende l’importanza e la gioia di vivere qui e decide di dare vita a un percorso artistico significativo e radicato. L’incontro e lo studio con maestri come Pippo Del BonoMimmo Cuticchio,Dario FoEugenio BarbaPeter SchumannJango Edwards gli permette di sviluppare uno stile personale e originale sia nella messa in scena che a livello di pedagogia teatrale. Sperimenta e ricerca un linguaggio che arriva dalla contaminazione di diverse tecniche teatrali. Il suo lavoro teatrale si snoda tra la realizzazione di spettacoli sia singoli ma anche con collaborazioni importanti, lavori nelle scuole sui tema della Legalità, Diritti Civili, Memoria, progetti di formazione per lo Youth Programm della Comunità Europea e programmi di Cooperazione Internazionale per ragazzi provenienti da tutto il mondo , laboratori in case famiglia e centri diurni, workshop e conferenze atte a diffondere la conoscenza del teatro popolare del “Cunto”, del Clown e dei Pupazzi nelle Università. Una parte del suo tempo Alessio lo passa in strada tra gli anziani ad ascoltare le loro storie e a recuperare le memorie sepolte dalla storia ufficiale, per dare luce alla letteratura orale che oggi sembra perduta ma per cui ancora c’è speranza. Dal 2011 Alessio fa parte della rete internazionale di narratori.

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