fa.r.m.

Domenico Guarino

E già, perché si racconta? Perché io racconto? Messa così, era una questione su cui non avevo mai riflettuto. Forse perché il racconto è esattamente la cosa più naturale che mi è venuta. Da sempre. Scrivere, narrare in prosa, o in versi, raccontare a voce, descrivere, intervistare: non ho mai saputo fare altro. Per me narrare è un modo per dare e ricevere amore.

E del resto, che siamo noi, se non trasposizioni reificate del Verbo? Lo dice la Bibbia, per chi ci crede. Secoli di filosofia, pensatori, sognatori, per chi preferisce guardare altrove. La parola crea.

E così, noi siamo quello che comunichiamo. Siamo il racconto di una vita che si relaziona ad altre vite. E di noi rimarrà il racconto di qualcuno che ci narrerà. Se avremo lasciato qualcosa da perder tempo a raccontare.

E così il racconto per me è stato, è, tutto.

Poi viene la questione del cosa racconto. E qui, se possibile, le cose si fanno ancora più complicate: giornalista, scrittore, poeta, intervistatore. Raccontare per un insaziabile amore dell’umano. Perché è l’unica cosa che so e posso fare per illudermi di poter contribuire a cambiare il mondo. A partire dal ‘mio’ mondo. Che è una forma di racconto esso stesso. Perchè comunica.

E così il mio racconto è un racconto sociale e poltico.

Anche quando, come nel mio primo libro (di domenica si può anche morire) parlo di sentimenti, di amore, di sesso, ovvero delle cose più rivoluzionarie che abbiamo a portata di mano.

Senza comunicazione (racconto) non c’è società. Senza informazione (giornalismo) non c’è democrazia: io la penso così.

Comunicazione e giornalismo hanno regole comuni e fini diversi. Ma si basano entrambi sulla trasmissione della parola scritta, orale, figurate, taciuta. Però, la letteratura e il giornalismo si rispettano solo se si tengono distinte; unite solo dal fine, che per me è sempre ritagliarsi , per sé e per gli altri, un pezzetto di futuro migliore.

Ecco perchè, in un’epoca in tutti raccontano e si raccontano, credo che vada praticata la solenne virtù della continenza.

Va comunicato ciò che veramente ‘serve’, non secondo il criterio dell’utilità, ma della necessità etica, morale, sociale, politica,. Umana.

Perchè il racconto si perde nel chiasso. La melodia nel frastuono. Il cammino nella tormenta.

E quando il racconto si perde, si perde la vita.

Se ci pensate è proprio così

Domenico Guarino è nato a Battipaglia il 26 Febbraio 1968.  Pesci. In grado di nuotare. Ed anche di sognare.   Giornalista professionista e scrittore. Nel 2008 si è aggiudicato il premio Passetti come ‘Cronista dell’Anno’ . Ha vinto il premio Viesseux (2007, con il racconto ‘una casa grande comeun sogno), e il premio Terzani (2008, con il racconto “il mio nome è mai più). Ha pubblicato Di domenica si può anche morire (2008), Ordine Nuovo (2009), Dialogo tra uomo e Rom (2009) Sono un italiano, un italiano nero (2010), Puttanopoli (2010), Ribelli! Gli ultimi partigiani raccontano la Resistenza. Di ieri e di oggi (2011), Io, Raimono Ricci (2013), Gli occhi Dentro (2014) 

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