fa.r.m.

Simone Corami

La cornice senza un quadro

Non era facile guardare Rod Steiger ricoperto di tatuaggi. Affascinante senza dubbio. Un po’ repulsivo. Eppure un grande attore era diventato una cornice.
Quel film, L’Uomo Illustrato, era la trasposizione di una splendida raccolta di racconti scritta da Ray Bradbury, lo stesso di  Fahrenheit 451 e Cronache Marziane. Un signore, arzillo e simpatico, anche quando è morto alla veneranda età di 91 anni, un grande scrittore. Di fantascienza dirà qualcuno. Esiste un forte pregiudizio verso la letteratura di genere. Tranne il giallo. Merito di Simenon. Senza dubbio avere un genio che sa scrivere in quella maniera aiuta.
Anche la fantascienza ha i suoi maestri, però vado avanti e mi soffermo su L’Uomo Illustrato, perchè Bradbury realizza una raccolta di racconti inseriti in una cornice. Le raccolte famose, anzi classiche, con una cornice si conoscono: Le mille e una notte, Decameron e I Racconti di Canterbury.
Bradbury prende un corpo. Non come quello di Sherazade, ma quello un po’ pesante di un tipo avanti con gli anni, sicuramente con un bagaglio di chili di troppo. E con tantissime storie. L’intero corpo è ricoperto di tatuaggi. Petto, spalle, gambe, piedi, le mani, l’incavo fra le dita, il sedere. Ogni minima parte.
Oggi li potete vedere in qualche gallery sul web, però qui siamo nell’America del 1951, prima ancora che Philip Dick, il genio, pubblicasse il suo primo romanzo. Non sono tatuaggi normali. Li ha disegnati una donna, la sua, che non l’ha reso un freak, come pensava lui, ma una meraviglia, un prodigio. Ogni tatuaggio ha il potere di animarsi e raccontare la sua storia.
Questa è una cornice. Un cinema di pelle per un film a episodi. Una cornice senza quadro con le storie che si alternano e si mostrano. Una tecnica efficace per tenere il lettore sempre attento, perchè c’è chi pensa che, vista la brevità, sia facile scrivere un racconto. Falso. La brevità impone lavoro e revisione, perchè ogni parola deve essere significativa, pregnante, non messa lì a caso, ma incastrata, come la tessera di un mosaico o un mattoncino di una costruzione Lego. Il racconto è un procedimento difficile, costringe a stare attenti, anche quando si divaga, anche quando si cerca di imbrogliare il sentiero, come spesso faceva un altro maestro come Salinger, che sapeva orchestrare il climax e l’anticlimax con un rovesciamento improvviso nel finale. La cornice permette, soprattutto per chi è agli inizi, di aver maggior controllo sul lavoro, di raccogliere intorno a dei segni la propria produzione. Una raccolta, però, non sarà mai un romanzo. In tutti i laboratori di narrativa e i corsi vi diranno così:
“Un romanzo descrive lo svolgimento di eventi che vanno dallo status A allo status B e la sua evoluzione, un racconto può rimanere nello status A o andare a B e poi ritornare indietro.”

E’ una brutta definizione, anche tecnicamente. A me piace pensare al racconto con le parole che Raymond Carver usò nella prefazione della sua raccolta Da dove sto chiamando:

Se siamo fortunati, non importa se scrittori o lettori, finiremo l’ultimo paio di righe di un racconto e ce ne resteremo seduti un momento o due in silenzio. Idealmente, ci metteremo a riflettere su quello che abbiamo appena scritto o letto; magari il nostro cuore e la nostra mente avranno fatto un piccolo passo in avanti rispetto a dove erano prima. La temperatura del corpo sarà salita, o scesa, di un grado. Poi, dopo aver ripreso a respirare regolarmente, ci ricomporremo, non importa se scrittori o lettori, ci alzeremo e, “creature di sangue caldo e nervi”, come dice un personaggio di Cechov, passeremo alla nostra prossima occupazione: la vita. Sempre la vita”.

Questo è vangelo.

Simone Corami, ha iniziato facendo finta di leggere quando aveva quattro anni. Poi ha imparato l’alfabeto ed è andata meglio è non si è più fermato. Culturalmente onnivoro, dopo la laurea in Comunicazione con il prof. Alberto Abruzzese, i master in Rai e alla Business School de Il sole 24 ore, è diventato scrittore e sceneggiatore per cinema e televisione, organizzatore di eventi culturali e ha curato laboratori video per i ragazzi. Grande appassionato dei classici e del cinema di genere. Blogger e agitatore culturale come vocazione, cura anche il blog www.simonecorami.com

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